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Paura del futuro

2023-07-13 17:09

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Psicologia e società,

In una società che ci richiede di essere sempre più performanti e che lascia ben poco spazio alla riflessione e all’elaborazione del proprio vissuto interiore (

LA PAURA DEL FUTURO

 

In una società che ci richiede di essere sempre più performanti e che lascia ben poco spazio alla riflessione e all’elaborazione del proprio vissuto interiore (perché banalmente a volte non c’è tempo per fermarsi a pensare), sono purtroppo tante le persone che vivono con paura e angoscia il pensiero del proprio futuro.

 

Troverò un lavoro stabile? Avrò difficoltà economiche? Riuscirò a trovare un compagno/una compagna? E se lo/la trovo, riuscirò a trovare un equilibrio tra vita privata e vita lavorativa?

Queste sono solo alcune delle domande che spesso molte persone, soprattutto i più giovani, si pongono pensando a quello che sarà il proprio futuro. 

Da cosa dipende questa paura? 

Non esiste una risposta univoca, le motivazioni possono essere tante. Potremmo dare la colpa alla società che, come abbiamo detto all’inizio, ci chiede sempre di più. 

Trovi un lavoro soddisfacente, ma non un compagno/una compagna. Com’è possibile? “Alla tua età io avevo già due figli!” diranno nostra madre, nostra zia e così via. A volte, invece, ci si ritrova a svolgere un lavoro che non piace, si vorrebbe fare altro, ma non si riesce a capire qual è la strada giusta per noi. Poi magari una mattina ti svegli e vedi che gli altri si sono sposati, hanno avuto figli, hanno un lavoro che li appaga e tu resti lì con la paura di aver perso tempo e di non averne più. 

È vero che la società ci ricorda sempre che c’è un tempo per studiare, uno per lavorare, uno per sposarci e così via, ma non dovremmo cadere nell’errore di credere che c’è un tempo prestabilito uguale per tutti. Ognuno segue la propria strada, fatta di salite e di discese. Verranno commessi errori, ma l’importante è imparare da questi e ricominciare; tutto questo non è affatto semplice e scontato, si potrebbe facilmente cadere nell’angoscia che ci rende inattivi e che ci fa perdere di vista i nostri sogni e desideri.  

In questi casi dipende soprattutto da noi, dalla nostra consapevolezza e capacità di far fronte agli eventi negativi e, perché no, anche dalla capacità di chiedere aiuto. 

La paura del futuro può essere presente anche in persone che sono più avanti con l’età. Il passare degli anni ed il progredire dell’età contribuiscono a rendere il futuro ancora più spaventoso (“E se resto solo/a?”), perché la persona sente e percepisce un restringimento delle opportunità, che apre a scenari immaginari non voluti, soprattutto quando la vita attuale risulta poco soddisfacente e povera di obiettivi raggiunti.

 

Cosa fare se stai vivendo queste emozioni?

Anche in questo caso non esiste una formula magica valida per tutti, perché siamo tutti diversi così come diverse sono le nostre storie. Di seguito, però, alcuni suggerimenti che potrebbero essere utili in alcune situazioni (ma non in altre).

Socrate affermava: “Conosci te stesso”.  È fondamentale conoscere quelli che sono i nostri punti di forza, le nostre qualità e competenze, ma anche i nostri limiti e difetti. Se ci si conosce, se si è consapevoli delle proprie caratteristiche personologiche, sarà sicuramente più semplice (che non significa senza difficoltà) orientare per esempio la scelta di un percorso di studi o lavorativo. 

Spesso inoltre si ha la tendenza a porsi degli obiettivi a lungo termine irraggiungibili, che non fanno altro che innescare il circuito dell’ansia per la paura di non farcela. In questi casi, per esempio, sarebbe opportuno “abbassare l’asticella” e non pretendere troppo da sé stessi nel breve termine. Bisognerebbe invece porsi dei micro-obiettivi più raggiungibili per evitare fallimenti e delusioni e per abbassare i livelli di ansia. 

Tuttavia, quando il vissuto diventa invalidante, ci blocca, non ci consente di avere le idee chiare per poter agire e dare un contributo attivo al nostro “destino”, penso che rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta possa essere un’ottima opportunità per focalizzarsi sulle proprie potenzialità non ancora considerate e, anzi, a volte non riconosciute affatto. 

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